Chelsea Manning graziata, giustizia è fatta
Marina Catucci, 19.01.2017, “Il Manifesto”
Usa. L’analista di intelligence Usa, condannata a 35 anni di carcere per aver divulgato segreti militari, è stata graziata da Obama. Sarà libera nel giorno mondiale contro l’omofobia
Manifestazione in supporto di Chelsea Manning
© Lapresse
Da giorni la notizia circolava come probabile, ma la conferma è arrivata solo nel pomeriggio di martedì 17 gennaio: Obama, a tre giorni dallo scadere del mandato, ha commutato a quattro mesi la pena detentiva di 35 anni per Chelsea Manning, l’analista di intelligence dell’esercito americano condannata per aver divulgato nel 2010 segreti militari che mostravano le attività criminali americane nella guerra in Iraq, portando con i suoi leaks la notizia in tutto il mondo e garantendo così risalto globale a WikiLeaks, destinatario e divulgatore di questa notizia.
TRA
LE DECINE DI MIGLIAIA di documenti che Manning aveva consegnato ad Assange c’era
il video «Collateral murder», dove si mostravano le morti di civili durante un
attacco a Baghdad; per questo motivo Chelsea sarebbe dovuta restare in prigione
fino al 2045.
Invece grazie a questa mossa in extremis, sarà libera il prossimo 17 maggio,
dopo sette anni di carcere. L’analista era stata arrestata a seguito di una
soffiata di Adrian Lamo, hacker conosciuto in rete a cui aveva rivelato ciò che
aveva scoperto, oltre ad essersi confidata riguardo i propri problemi di
disforia di genere.
CHELSEA ALL’EPOCA era ancora conosciuta come Bradley e soffriva di Gid, gender identity disorder, vale a dire quell’insieme di stress, ansia e inquietudine derivati dal non sentirsi aderenti al genere a cui il proprio corpo appartiene. «Non è l’andare in prigione per il resto della mia vita, o essere condannata a morte ad atterrirmi – aveva scritto Manning durante una chat con Lamo – ma il doverlo fare con tutte le mie foto pubblicate come un maschio. Questa Cpu non è fatta per questa scheda madre».
Lamo aveva rivelato tutto al dipartimento della difesa e Manning, che all’epoca aveva 22 anni, era stata arrestata e trasferita dal Kuwait a Quantico in Virginia, per essere messa in isolamento e poi, grazie anche alla pressione internazionale che ne ha denunciato le condizioni disumane di detenzione, in Kansas, nel carcere di Fort Leavenworth.
A
RENDERE PUBBLICO il trattamento crudele verso Manning era stato il
ricercatore informatico David House: Manning era tenuta in isolamento per 23
ore al giorno, dormiva con le luci accese ed era controllata ogni cinque
minuti; doveva dormire indossando soltanto un paio di pantaloncini e durante la
notte le guardie la svegliavano se non era completamente visibile.
In seguito alle dichiarazioni riguardanti il trattamento di Manning, nel marzo
2011, PJ Crowley, portavoce del dipartimento di stato americano si era dimesso
dopo aver definito la procedura di detenzione «ridicola, controproducente e
stupida»; attivisti, intellettuali, difensori dei diritti civili, avvocati tra
cui Glenn Greenwald, avevano formalmente accusato gli Usa di trattamento
crudele, disumano e degradante. Daniel Ellsberg, primo whistleblower della
storia, aveva definita Chelsea Manning un’eroina. Ma l’eroina di Ellsberg ha
continuato per anni a soffrire a causa delle condizioni carcerarie; il giorno
seguente il processo Chelsea Manning aveva dichiarato pubblicamente la propria
identità transgender, ma era comunque detenuta in un carcere maschile dove le
veniva negata la terapia ormonale o anche solo di farsi crescere i capelli; per
due volte ha tentato il sucidio.
GRAZIE
ALLA DIFFUSIONE delle notizie su Chelsea da parte di Freedom of the Press
e di tutte le associazioni FreeChelsea, l’appoggio internazionale verso
l’analista è cresciuto facendo pressione sull’ amministrazione Obama; negli
ultimi mesi si sono aggiunti gli appelli di Edward Snowden che dalla Russia
dove si trova suo malgrado, ha chiesto più volte al presidente di concedere una
sola grazia, quella a Chelsea Manning, la più fragile, e la meno legalmente
colpevole, di tutti i whistleblower. Negli ultimi giorni aveva fatto scalpore
la dichiarazione dello stesso Julian Assange, che si è detto pronto a
consegnarsi alle autorità Usa in caso di grazia, promessa tutta da verificare
visto che nella giornata di ieri il suo legale avrebbe smentito l’ipotesi.
Chelsea Manning verrà scarcerata nella giornata internazionale contro
l’omofobia e questa, come sottolineato da Anonymous.
È UNA VITTORIA LGBTQ ed è anche una vittoria di Obama: quest’ultimo però, benché abbia concesso più riduzioni di pena di tutti, come sottolineato da Travor Trimm, cofondatore di Freedom of the Press è anche il presidente il cui dipartimento di giustizia ha perseguitato più informatori di tutte le altre amministrazioni messe insieme. Con la commutazione della pena di Manning, però, giustizia è finalmente fatta.